Runxiao Luo, il silenzioso orrore della violenza domestica


Il 22 dicembre il giovane regista cinese Runxiao Luo si aggiudica il premio Best International Short Film all’ultima edizione dei Fabrique du Cinéma Awards con il suo primo cortometraggio Hair Tie, Egg, Homework Books (Elastico per capelli, uovo, quaderni dei compiti), dopo il suo debutto in prima mondiale alla 78ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Il cortometraggio, distribuito in Italia da Lights On Film, racconta la storia dell’undicenne Lin Yuq, una studentessa modello incaricata di tenere un discorso pubblico sulla sua famiglia: ma a scriverlo sarà qualcun altro, non Lin Yuq che assiste quotidianamente alla violenza domestica del padre sulla madre.

Runxiao Luo e la produttrice Wang Lu Ka ci hanno raccontato il loro percorso nel mondo del cinema.

Come hai iniziato la tua carriera?

R.L.: Mi piaceva guardare film fin da piccolo. A quattordici anni mi sono trasferito negli Stati Uniti per frequentare le scuole superiori: il primo giorno che sono arrivato ho visto una troupe cinematografica che girava una serie TV e ho capito subito che era quello che volevo fare nella vita. A 19 anni sono tornato in Cina con in mano una sceneggiatura che volevo far finanziare da una società di investimento, ma non ha funzionato; così sono andato sul set di un film della Columbia per vedere come lavoravano veramente i professionisti del settore e lì Lu Ka era produttrice. Ho pensato “è così che si fanno i film, hai bisogno di un produttore!”, ed è iniziata la nostra collaborazione.


Da dove viene l’ispirazione per il tuo cortometraggio?

R.L.: La storia è basata sulla mia esperienza personale. In Cina ci sono delle gare di public speaking, e io ero il campione nazionale a 14 anni. La scuola scriveva il copione per me, salivo sul palco e pronunciavo parole che non rappresentavano i miei sentimenti o che non pensavo fossero vere. Nella storia inoltre è fondamentale l’elemento femminile: sono cresciuto con mia madre, che ha avuto una grande influenza su di me. Ho avuto moltissime figure femminili positive nella mia vita e mi piacerebbe raccontare storie su di loro. Non ricordo invece quasi nessuna figura maschile positiva durante l’infanzia e l’adolescenza.


Il tuo cortometraggio affronta il fenomeno della violenza domestica sulle donne e le sue ripercussioni sui bambini. Cosa volevi portare alla luce?

R.L.: Ho voluto condannare questo comportamento rappresentandolo nel modo più veritiero possibile. Il cinema dell’Asia orientale tende a nascondere questi momenti estremi, la nostra cultura pensa che la semplicità e il non essere troppo diretti abbia come risultato un cinema migliore. Per me è diverso, mi piace la realtà. Il mio è uno sguardo spietato sulla violenza domestica, ci sono persone che vengono ferite, che muoiono. Volevo anche mostrare cosa fa davvero la violenza: mette a tacere le persone. Da bambini si ha una visione del mondo in bianco e nero, ma poi si viene “addestrati” a fare le cose in un certo modo, e per alcuni aspetti questo addestramento viene dalla violenza e dal potere, un potere che ti fa tacere, impedendoti di esprimere i tuoi sentimenti. Alcune vittime scelgono di non parlare e quello che resta è solo la glorificazione del macho.


Come si sono svolti la pre-produzione e i giorni di ripresa?

W.L.K. : La sceneggiatura era completa verso febbraio 2020, siamo tornati in Cina e dai primi di maggio abbiamo iniziato la pre-produzione. Siamo rimasti nella piccola città dove è stato girato il film per circa due mesi: volevamo ingaggiare qualcuno con esperienza di recitazione, ma in questo modo non riuscivamo a rappresentare la realtà che il regista voleva. Abbiamo perciò optato per attori non professionisti e fatto casting a cinquecento bambini nelle scuole, così abbiamo trovato la ragazza perfetta per il ruolo. La casa deserta non era nella sceneggiatura originale, ma quando l’ho mostrata a Runxiao Luo ha pensato che fosse il posto più adatto dove mostrare le paure e i sentimenti della bambina. Abbiamo girato tutto il film con gli iPhone prima delle riprese vere e proprie che sono durate quattro giorni.


R.L.: Ci vuole così tanto tempo per disegnare lo storyboard, perché non usare un iPhone?


Quanto tempo ha richiesto la post-produzione?

W.L.K.: È stata molto lunga, il sound design e il montaggio sono stati fondamentali. Non abbiamo voluto musica nel film perché non c’è musica nella vita reale, ma abbiamo impiegato tre mesi per il sound design e sostituito il team che si occupava del suono perché non rispondeva alle nostre aspettative.


Wang Lu Ka, puoi descrivere il tuo percorso per diventare produttrice? Com’è stato lavorare con Runxiao Luo?

W.L.K.: Ho studiato produzione televisiva in Cina dove poi ho lavorato come regista di reality show, ma non era la vita che volevo, così mi sono trasferita alla Columbia per studiare produzione creativa e lì ho incontrato Runxiao. Aveva solo 19 anni e aveva già scritto la sceneggiatura del suo primo lungometraggio. Sa raccontare storie che toccano il cuore delle persone e come collaborare con il team. Rispetta le opinioni di tutti e ascolta i consigli.

R.L.: Ero giovane e la gente aveva dei dubbi, dovevo convincerli attraverso il mio lavoro. Ho sentito la pressione, ma ce l’abbiamo fatta. Penso che la radice del cinema sia quella di ottenere reazioni da tutti, ma bisogna essere sicuri di ciò che si vuole.

W.L.K.: Vorremmo anche ringraziare Lights On e Flavio Armone che ci hanno aiutato molto lungo la strada. Siamo giovani filmmakers e quando Lights On ci ha detto che il film gli era piaciuto ha aumentato la fiducia in noi stessi.


A cosa state lavorando adesso?

R.L.: Stiamo lavorando insieme su un altro film con protagonista una tennista in pensione. Il fulcro della storia è la lotta tra l’atletismo professionale e la maternità. In Asia c’è un imperativo sociale per il quale le donne devono fare figli a una certa età, a differenza degli uomini, e penso che ci sia anche un ulteriore limite di tempo per le atlete professioniste.

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